LA PROPOSTA DI FLAT TAX AL 15%

libro flat tax copertina

LA FLAT TAX AL 15% NON AIUTA SOLO I RICCHI

In questo periodo storico di campagna elettorale per le prossime elezioni del 4 marzo si sente più spesso parlare di Flat Tax e di una sua possibile introduzione nel nostro sistema fiscale. Si tratta di una teoria apparsa per la prima volta sulla scena economica mondiale nel 1956 grazie all’economista Milton Friedman, che la propose come modello fiscale per gli Stati Uniti. Agli inizi degli anni ’80 tale teoria fu ripresa da altri economisti tra cui Robert E. Hall, Alvin Rabushka e Kurt Leube della Stanford University.

Oggi sono 37 i Paesi del mondo che hanno adottato questo sistema fiscale, di cui 7 sono membri dell’Unione Europea e stanno registrando tassi significativi di sviluppo e crescita economica.

 

COS’E’ LA FLAT TAX

Una proposta di Flat Tax che viene teorizzata in Italia in questo periodo storico riguarda unicamente le imposte dirette e prevede l’abolizione:

- delle attuali cinque aliquote fiscali,

- del sistema di scaglioni di reddito attraverso cui si ottiene oggi la progressività e

- degli oneri deducibili e detraibili per le persone fisiche.

Tutto viene sostituito da un’aliquota unica al 15% e da un regime di deduzioni fisse di € 3.000 cui avranno diritto le fasce di reddito lordo familiare fino a € 50.000. Questa riforma del Tuir, dunque, prevede di fatto un’imposta massima del 15% ed un nuovo sistema fiscale semplificato che rispetta comunque la progressività, pur con un metodo differente rispetto a quello attuale.

Una tale riforma, accompagnata da adeguate coperture finanziarie, permetterebbe sicuramente una diminuzione del carico fiscale per le persone fisiche, con una conseguente maggiore disponibilità di risorse che dovrebbero essere destinate al rilancio dei consumi, con ciò alimentando il circolo virtuoso della crescita: maggiori disponibilità >> maggiori consumi >> aumento della domanda >> aumento della produzione >> maggiori assunzioni >> maggior gettito fiscale.

L’ATTUALE COMPOSIZIONE DEI CONTRIBUENTI ITALIANI

Da un’analisi delle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2015 emerge la seguente suddivisione per reddito dei contribuenti italiani:

CONTRIBUENTI X SCAGLIONE.png

Volendo guardare il gettito cumulato per singoli scaglioni di reddito, si verifica la seguente situazione:

GETTITO PER SCAGLIONE.png

In altre parole:

- i contribuenti che dichiarano un reddito fino a € 15.000 sono 18,7 milioni di soggetti, pari al 45,96% del totale e garantiscono un 5% circa del gettito complessivo,

- i contribuenti che dichiarano un reddito superiore a € 55.000 sono 1,6 milioni, pari al 4,13% del totale e garantiscono un 33,64% circa del gettito complessivo,

- di questi ultimi, i contribuenti che dichiarano un reddito superiore a € 100.000 sono circa 400 mila soggetti, pari al 1,04% del totale e garantiscono un 17% circa del gettito complessivo.

Forse anche per la cronica ed elevata propensione all’evasione e per l’eccessiva frammentazione delle piccole partite Iva, sono tantissimi i contribuenti “poveri” che, grazie agli oneri deducibili/detraibili ed alle più basse aliquote d’imposta dei primi scaglioni di reddito, già con l’attuale sistema fiscale pagano poche o nessuna imposta, con ciò contribuendo poco o nulla al complessivo gettito fiscale.

PERCHE’ NON SI PUO’ DIRE CHE LA FLAT TAX AL 15% AIUTA SOLO I RICCHI

Data questa attuale situazione, è ovvio che una proposta di Flat tax al 15% aiuti certamente i soggetti che attualmente pagano molto imposte, ovvero i contribuenti con reddito più elevato. Ciò però non deve essere confuso con l’idea che la riforma agevoli solamente i “ricchi”.

Solo consentendo un adeguato margine di risparmio fiscale al più alto numero di contribuenti, si potrà ottenere l’effetto di crescita sperato. E’ evidente che le maggiori risorse si libereranno per i cittadini con redditi più elevati, ma questo è appunto dovuto alla tipologia dei contribuenti italiani sopra descritta, dei quali 20 milioni circa godono già di una tassazione reale relativa all’imposta diretta, al netto di tutte le attuali deduzioni e detrazioni fiscali di legge, di poco superiore al 15%. Su tali fasce è difficile liberare risorse rilevanti in termini assoluti.

Con una Flat tax al 15% i redditi della maggior parte delle famiglie, anziché essere assorbiti dall’Erario in percentuali nette che arrivano fino al 36% come oggi, verrebbero lasciati nelle tasche dei contribuenti, i quali potranno destinarli all’acquisto di beni e servizi, rimettendo così in moto i consumi ormai fermi da diversi anni. Senza consumi, infatti, le conseguenze sullo stato generale della nostra economia sono pesantissime: si blocca il circolo virtuoso che grazie all’aumento della domanda influisce positivamente sull’incremento della produzione e di conseguenza sull’occupazione. I consumi oggi sono stagnanti perché le famiglie non hanno abbastanza denaro a disposizione. Per invertire tale tendenza vi sono due alternative:

- evitare di prelevarlo sotto forma fiscale, o

- distribuirlo sotto forma di bonus.

In questi ultimi anni in Italia si è scelta quest’ultima alternativa, rivolta solo ad alcune categorie di contribuenti (i dipendenti), che però non ha dato gli effetti sperati, poiché i destinatari hanno utilizzato queste risorse aggiuntive non per maggiori consumi, ma per lo più per far fronte a posizioni debitorie pregresse. Con la flat tax, invece, la cifra messa a disposizione delle famiglie sotto forma di minori imposte sarebbe pari a 50 miliardi di euro che verrebbero redistribuiti proporzionalmente a seconda delle fasce di reddito, senza escludere nessuno.

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