Irap sempre dovuta dalle imprese familiari

25 novembre 2016

 

La Cassazione, al contrario di quanto pronunciato pochi mesi fa dalle Sezioni Unite, si disallinea alla recente evoluzione giurisprudenziale, affermando che l’Irap è sempre dovuta dalle imprese familiari a prescindere dall’effettiva attività svolta dal collaboratore.

 

Con l’ordinanza n. 24060, depositata ieri, la Corte di Cassazione, in linea con alcune sue precedenti pronunce (sentenze nn. 12616/2016 e 10777/2013, nonché ordinanza n. 22628/2014), ha affermato che le imprese familiari sono sempre soggette ad IRAP. Infatti, la collaborazione dei partecipanti a tali imprese integra quel quid pluris atto a produrre una ricchezza ulteriore (o valore aggiunto) rispetto a quella conseguibile con il solo apporto lavorativo personale del titolare.

Pertanto, l’imprenditore commerciale, titolare di un’impresa familiare, deve ritenersi sempre soggetto all’imposta; ne sono sempre esclusi, invece, i familiari collaboratori (per carenza del presupposto soggettivo).

Tale posizione sembra non in linea con l’evoluzione giurisprudenziale e, in particolare, ai principi espressi nella sentenza delle Sezioni Unite n. 9451/2016. In tale pronuncia, i supremi giudici hanno affermato che non è atta a configurare un’attività autonomamente organizzata (e il conseguente assoggettamento ad IRAP) la circostanza di <<avvalersi in modo non occasionale di lavoro altrui quando questo si concreti nell’espletamento di mansioni di segreteria o generiche o meramente esecutive, che rechino all’attività svolta dal contribuente un apporto del tutto mediato o (...) generico>>. Questo, a condizione che sia utilizzato un unico dipendente o collaboratore.

Tale impostazione è stata poi recepita dalla successiva ordinanza n. 17429/2016, nella quale la Suprema Corte, richiamando la citata sentenza a Sezioni Unite, ha sostenuto che, in capo alle imprese familiari, il presupposto impositivo IRAP deve essere accertato verificando la natura dell’attività svolta dai collaboratori.

Pertanto, ove il partecipante all’impresa familiare sia unico e svolga “mansioni di segreteria o generiche o meramente esecutive”, l’impresa stessa non è tenuta al pagamento dell’IRAP, se difettano ulteriori indici di autonoma organizzazione. Sempre con l’ordinanza n. 17429/2016, è stato altresì confermato che il principio afferente all’impiego di personale, enunciato dalle Sezioni Unite con specifico riferimento ai lavoratori autonomi, è applicabile anche ai “piccoli” imprenditori.

Con l’ultima pronuncia, invece, è stato fatto un passo indietro, con l’aggravante che, pur essendo la decisione intervenuta in data successiva (26 ottobre 2016) sia alla sentenza n. 9451/2016, sia all’ordinanza n. 17429/2016, di tali precedenti non viene fatto il minimo cenno.

In ogni caso, che l’ordinanza in commento non appaia “in linea” con i tempi, è confermato altresì da un’altra ordinanza, la n. 24046, depositata recentemente, con la quale è stato nuovamente affermato che i “piccoli” imprenditori (nel caso di specie, tabaccaio o, più correttamente, commerciante “al dettaglio di prodotti del tabacco”) non sono soggetti ad IRAP se privi di autonoma organizzazione.

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